postato da mixyc alle ore 09:51 domenica, 20 aprile 2008

Dal balcone dell'appartamento, guardava giu.
 La vecchietta che all'entrata della metro se ne stava in piedi con le sue stampelle e il sorriso stampato in faccia. Si faceva scorrere la gente addosso, così come capitava e tantissimi le passavano talmente vicino che sembrava potesse cadere da un momento all'altro. Una nonnina senza nipoti. Un pantalone adatto all'eà, chissà forse ottant'anni e quell'andazzo da lumaca. Strisciante e leggera allo stesso tempo, balzante e lenta insieme. Piccoli passettini moventi verso la s-bahn che l'aspettava. La stavano aspettando anche le poche ultime signore nel giardino pubblico. Un pomeriggio da sola, al sole. Senza bisogno di cure, nè troppe attenzioni.
Noncurante la coppia andava all'ikea. Avevano programmato da tutta la settimana e finalmente era arrivato il momento di andare a comprarsi l'armadio drevo, quello con le ante trasparenti visto tante volte sul catalogo. Avevano già preso le misure, tutto fatto. La disposizione dei mobili, tutto fatto. Il bambino dalla nonna, tutto fatto. L'auto in garage, tutto fatto. Il cane al giunzaglio, tutto fatto. Il portafogli in tasca, tutto fatto.
La s-bahn era già partita, lui s'incrina in una smorfia di dolore misto incazzatura prima di incazzarsi con lei. 0 minuti di attesa, 9 minuti persi, 9 minuti buttati al'aria. Le stava sul cazzo quando doveva metterci così tanto a truccarsi, ma se non si truccava, faceva schifo. La Spandau sarebbe arrivata, seduti sulla panchina a lamentarsi. Nono riuscivano a vedere nient'altro tranne che se stessi, nella bolla. La bolla di stronzate che li racchiudeva e di cui non volevano sapere niente, tranne dimenticarla il sabato sera andandosi a lamentare con gli amici di quanto fosse dura questa settimana di lavoro. appena finita e appena pronta a ricominciare. dopo qualche ora.
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postato da mixyc alle ore 00:00 mercoledì, 26 marzo 2008

dici che se lascio tutto li poi puzza?
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postato da mixyc alle ore 23:56 martedì, 25 marzo 2008

Sapeva riconoscere la comunità dai dettagli che solo loro riuscivano a codificare. Di solito era un orecchino, piccolo simbolo del lieve, dolce dolore di un attimo. Effimero all'apparenza, nel simbolo riconoscibile. Era la parte che guardava per prima, l'orecchio. Niente di piu che padiglioni di cartilagine inutili, pronti a captare suoni ad alte frequenze. Il simbolo era la mucca. All'orecchio, una mucca. Poteva dire via libera su chi la portava. Poteva dire giocare sull'apparenza del dettaglio e allo stesso tempo riunire da li a 24 ore la comunità nel luogo. Il luogo. Dove tutto era nato e di cui tutti ancora si conservava. La memoria del tempo che ancora non è rielaborato. La storia che troppo nuova, non può ancora essere toccata, ma nemmeno rielaborata. Loro scherzavano con la sensibilità umana e con la sua ricerca della felicità tramite l'ignoranza e l'inconsapevolezza. Chi erano, gli americani vero, quelli che dicono di aver scritto del diritto alla felicità. ma quale felicità? La tua? Consiste nella distruzione di massa, la mia adesso. Vorrei che gli stati uniti me la dessero. Cosi forse aggiungiamo liste di morti causa sparatorie nelle università. Il luogo aspettava già dal momento in cui il simbolo veniva riconosciuto r da li a poco chiamava. Lasciava che la sua voce rimbobmasse nella mente dei coscritti e ancora ancora. L'illusione della voce che continua e ti chiama, ti chiama, ti chiam, ti chiama. Sei nell'immaginazione e nella paura della tua testa ma quando sei li è come toccare un altro pianeta. Esplorazione sensoriale e allucinazioni che alterano le tue percezioni. Anche le tue sinapsi e il pensiero non risponde piu al tuo io, ma viene lasciato andare, sbrigliato nella sua rielaborazione.
Il rito ha inizio.
Sonno.
tutte le notti, il luogo
(...)
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postato da mixyc alle ore 23:23 martedì, 11 marzo 2008

non ricordavo davvero piu il tassello che mi ha poratato fino a qua. Come aver saltato una stazione, forse stavo leggendo e adesso ho voglia di guardare cosa ho lasciato indietro. Lo sai, ma lo vuoi rivedere un attimo solo, prima di andare di nuovo avanti. I volti della gente che ti accompagna per il passaggio tra le stazioni è fredda. Non ricordavi stimoli che ti riportassero all'energia. Adesso ricordo tutto piu chiaramente, ricordo il viaggio. Non ci avevo piu pensato, non avevo piu ricordato come fosse, cos'era quell'onda che ti ha spinto. Il giorno è già nuovo e corre, corre in fretta. Lo ricorri provando a riacchiapparlo, giocando a lupi. La mezzanotte è fredda, ora, come la gente che respira quest'aria primaverile. la forza della cultura si fa sentire chiaramente e distigue i popoli senza annullare le caratteristiche dell'individuo, anche se nel suo sviluppo l'influenza è fortissima. La debolezza si fa sopraffare dalla struttura. Ciò che ne provoca è l'ingenuità dell'insicurezza.
Freddo inverno, c'è una candela per te.
Cera colorata da macchine.
dose di bewusstsein
tutto prende piu gusto
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postato da mixyc alle ore 20:33 domenica, 09 marzo 2008

qual'è casa tua?
casa nel trovarsi nel proprio ambiente. Abitare muri che fino a poco fa non ti appartenevano e che adesso parlano già di te, scoprire la propria casa, davvero. Scoprire di averne una, effettivamente. Il giorno che passa in fretta e che vorresti non finisse, vorresti non andartene, adesso che tra poco te ne vai. Dal buon tempo, verso qualcos'altro, nuova avventura. Qui hai ancora molto da fare, ora. Costruire il proprio futuro, per restare a casa propria. Lo costrisco adesso. In questo preciso momento. Ogni momento è cantiere che mai dorme.
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postato da mixyc alle ore 21:44 venerdì, 14 dicembre 2007

padre
io di piu non posso fare
vienimi a salvare
io di piu non posso fare
reliquia di infarto in terra. Il grigio è il colore del cielo, nel momento in cui non puoi mettere in pratica la tua tendenza ad avere la socialità a portata di mano, senza pensare di avere già il film della serata in testa.  Senza programmare un cazzo, solo annusando e guardando in faccia ciò che resta della società. Sei tu a dover accettare lei. L'espediente per la forma. La generosità degli eventi ha fatto di te una bambola nel suo passato. Mi sono persa.
manca. serata da uscire senza nessuno, senza chiamare. Senza sentirsi. piupiu
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postato da mixyc alle ore 09:28 giovedì, 06 dicembre 2007

Le risaie accese cantano con la voce degli sconosciuti. La brezza leggere porta con sè la polvere che obbliga i tuoi occhi a chiudersi, hai le lenti a contatto, non te lo scordare. Non ti appartiene. Non è tuo.

Non puoi. Non ti è permesso. Questo non si fa. Ne rinchiudono già abbastanza nelle gabbiette per squiarli, per favore, smettila di giocare. Incastro il puzzle intanto, sta andando di nuovo a pezzi, appena ne costruisci uno, va in pezzi l'altro e così si chiude il cerchio della costruzione.

 Non puoi piu. Non puoi piu accettarti così come ti atteggi ad essere, ma che poi non sei nemmeno. Trietta da quattro soldi. Ne hai sempre avuti di insulti, da quando sei in formazione per la terza volta, e hai masticato senza mai comprenderli, perchè ti hanno insegnatoa  guardare chi è peggio di te, considerando la stabilità, e dunque il non mettersi in gioco, come la meglio.
E tu che sei stata anni ad ascoltare. E tu che sei stata anni a sputtanare le occasioni, non perse, di poterti mettere sul palcoscenico della tua palestra e vomitare sul pubblico cacciandoti a risate nel delirio della droga che non hai mai preso. Il roteare degli occhi te lo ricordi, ma hai perso il filo del gomitolo. Hai perso anche il gomitolo. Il treno sta a spettando. Il treno arriva ogni cinque minuti, alla tua stazione. Buttarsi sotto è la presa di posizione piu radicale. é l'urlo. é l'abuso. è la chiave finale che non ti dà nessun'altra possibilità. Hai deciso di stare in silenzio?
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postato da mixyc alle ore 23:12 venerdì, 12 ottobre 2007

mmm, non capisco chi possa avvicinarsi a far salire le entrate in questa pagina sperduta, che immagino sia come un volantino lasciato su un autobus. Non hai idea delle potenzialità che può avere un messaggio lasciato al vento, al caso, all'autobus. Come attaccare un adesivo su una filo e poi immaginarti quali siano el facce che lo osserveranno scazzate dal viaggio con la leggerezza in testa o con lo scazzo di una grigia vita inutile. Intanto mi guardo Lords of Dogtown, che come il resto dei film, sono lasciati in pasto ad un pubblico di cui non si conosce volto, nè storia. Sei la massa. E non sai. Non saprai mai. Comprensibile anche in inglese, tratto da una storia vera, spettacolare nelle sue immagini a tratti documentaristiche, ha la cattiveria di trasmetterti l'adrenalina di non avere paura. A buttarti.
Lascia parlare lo stile riprodotto. Morsi di cultura underground venuta a galla. Subculture riconosciute e istituzionalizzate con i decenni. Diffusori di massa di stili di vita. Alternative per la creatività stradale. Possibilità di rivalutare lo spazio urbano, Chiamalo come cazzo vuoi.
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postato da mixyc alle ore 12:53 mercoledì, 04 luglio 2007

forse per il semplice fatto che ci fosse Raoul Bova come attore protagonista, non ci sarei andata. Ma andare al cinema a scatola chiusa riserva sempre sorprese carine. L'ultima volta che ci sono andata senza sapere nemmeno il titolo, era toccato a Last Days di Gus Van Sant. Stavolta, un regista tunisino, Moshen Melliticon il trip di 83 minuti, tutti girati interamente su un peschereccio in mezzo al  mediterraneo. Sono in due. Da anni, si sono messi in proprio e il legame creatosi è anche molto stretto, di fratellanza. la prima parte del film lo mostra molto chiaramente, sembrano indistruttibili. Senonchè alla radio, costantemente accesa, di un'influenza paurosa nonostante l'isolamento, annuncia che la polizia sta ricercando un terrorista legato alla strage di Madrid. Il suo nome è lo stesso del socio tuinisino che lavora con Giuseppe (Raoul Bova).
 Ecco che la psicosi lentamente inizia, nella testa di Giuseppe, che non capisce più a cosa davveroo dare ascolto, se al media così largamente accettato quale il radiogiornale, oppure alla sua mendesima esperienza personale di anni. La coscienza dell'amicizia, viene sopraffatta dalla paranoia, dalla sottile persuasione, dalla incredibile perversione che il meccanismo mediatico mette in atto. Fine tragica, dedicata a tutte le vittime del terrorismo, oltre che quello fisico, anche quello mentale. La globalizzazione della paura, che ci porta a dubitare del nostro fratello, determinando così la lotta di tutti contro tutti, senza nessuna fiducia nè esclusione di colpi. La vicenda capitola infatti con una diverbio riguardo ad un cadavere, che viene ritrovato in mezzo alle reti. L'uno è per tenerlo, l'altro per ributtarlo in mare. Un ultimo imbriglio, non lasci più nessuna speranza.
I media hanno avuto la meglio. Trionfo psicologico della falsità.
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categoria : cinema
postato da mixyc alle ore 18:08 lunedì, 25 giugno 2007

dead mangrottesco fino dalle prime scene, è del 1996. Un pò di formazione per il giovane borghese che approda nel west, dove una notte con una donna al termine di una giornata senza lavoro nè soldi, fa scattare la macchina del racconto. é il susseguirsi di avventure tra il comico e l'assurdo. L'indiano che conosce le poesie di william Blake e crede questo giovine dagli occhiali tondi, omonimo del poeta, come la reincarnazione, il filo che tiene insieme l racconto. Raccolto in una continuo spezzarsi di  scene, tra dissolvenze in nero, il viaggio continua e anche senza volerlo, i due si ritrovano nuovamente insieme, fino alla scena finale. Mistica nella sua intima ritulità. trip in bianco e nero con uno sconosciuto johnny deep.
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categoria : cinema